Käthe Kollwitz a Malcesine sul Garda

Impressioni di una turista d’eccezione negli anni ‘30

Una parola molto ricorrente in questi ultimi tempi è overtourism, un neologismo che indica un sovraffollamento di turisti in una meta vacanziera. Problema che incide in maniera sempre più importante sulla qualità della vita dei residenti e che sta iniziando a diventare tema di discussione a vari livelli. Infatti dagli anni ’50 in poi il Lago di Garda ha visto una crescita quasi costante di presenze (dai 2 milioni del 1960 agli oltre 21 milioni del 2023) che ora stanno raggiungendo livelli di sostenibilità sempre più precari.

Ma come era la vita nei nostri paesi prima del boom economico degli anni ’50, che dando il via al moderno turismo di massa ha cambiato radicalmente usi e costumi dei nostri nonni e bisnonni e l’assetto urbano dei luoghi? I ricordi degli anziani, per lo più tramandati oralmente, sono una delle fonti ma le testimonianze più interessanti ci arrivano da artisti e scrittori che negli anni precedenti la seconda guerra mondiale hanno soggiornato nei nostri borghi e hanno avuto l’occasione di descriverli.
Una di loro è la protagonista di questo articolo. Käthe Kollwitz (1867-1945) scultrice e pittrice ma anche xilografa e litografa è stata una delle artiste tedesche più influenti del XX secolo. Formatasi in un ambiente politicamente impegnato, espresse nelle sue opere intenti sociali e umanitari, denunciando con drammatica intensità le sofferenze delle classi povere e della guerra.

Käthe Kollwitz, I genitori addolorati, granito, 1932, Vladslo, Cimitero di guerra tedesco.

Nel 1931, poco prima dell’ascesa al potere del nazismo, che la osteggiò per via delle sue idee ed etiche politiche e la costrinse nel 1936 a dimettersi dall’incarico di insegnante all’Accademia Prussiana delle Arti, dopo che ne fu la prima donna membro (1919), la Kollwitz trascorse con il marito una breve ma intensa vacanza a Malcesine presso l’Albergo Italia affacciato sul porto.
Il ritratto del paese, della sua quotidianità ma anche del turismo di quei tempi è impresso in due missive che l’artista tedesca invia ai propri familiari e che ci restituisce uno spaccato di vita molto interessante. Colori, profumi, suoni e rumori, ritmi e situazioni non più ripetibili e in netto contrasto con i tempi moderni e che ci possono far riflettere, forse, su problematiche molto attuali. Lasciamo dunque la parola alla Kollwitz:

Uno scorcio dalla terrazza dell’Albergo Italia con vista verso il sud del lago.

Malcesine 2 Maggio 1931, Hotel Italia


Dalla vostra mamma, cari figli, un rapido saluto. Credo che ci abbiate dato un ottimo consiglio su Malcesine. A dire il vero non siamo nella Pensione “Isola [di] Sogno”. (1) Abbiamo camminato e camminato e non l’abbiamo trovata, alla fine abbiamo sentito all’Hotel Italia che avrebbe cessato l’attività e l’edificio sarebbe stato venduto. Allora abbiamo affittato qui all’Hotel Italia e siamo molto soddisfatti (a parte uno stupido strimpellare di pianoforte che è appena iniziato). Sapete com’è e vi fate un’idea se vi dico che la mia cameretta dà direttamente sul lago, quella di papà è una camera d’angolo e dà sul porto.
Questo piccolo porto è sì incantevole. I barconi entrano ed escono continuamente e spiegano le loro vele giallo-limone o arancio intenso. Si scarica e carica e lo strepitare vivace in una lingua straniera e bella non mi disturba affatto. Appartiene all’Italia e quanto qui tutto è incredibilmente italiano: il piccolo albergo, che inizialmente avevo guardato con occhi sospettosi, è in sostanza ottimo. Buoni letti, buona cucina. Il fatto che non ci siano camerieri è un grande vantaggio. Qui vivono quasi solo tedeschi. Un ragazzo magro è appena partito sulla sua canoa. Da Bolzano lungo l’Adige fino a Verona. In treno fino al lago di Garda e poi su. Oggi a Riva e, come gli ha chiesto qualcuno, di nuovo a Berlino. E dove? Per ora, Lichtenrade (2). Qui vivono giovani e coppie giovani, gente simpatica e cordiale che può ancora viaggiare con lo zaino in spalla. Ieri, l’uno maggio, siamo saliti tra gli ulivi. Alla fine l’unico modo per raggiungere il sentiero principale a cui miravamo era arrampicarci attraverso un filo spinato e oltre un muro. Finalmente fummo giù. Ma queste strade sono infernali. Probabilmente fatte solo per gli olivicoltori. Lastricate con piccole pietre di sopra rotonde. La gente non ha carri con le ruote, ha slitte e trascina così ciò di cui ha bisogno. – Dopo questo caratteristico inizio del nostro viaggio di piacere, ho avuto un po’ di paura per la notte, ma ho dormito bene. Di notte tutto è tranquillo, dalla parte di Karl il trambusto nel porto inizia presto alle 6, ma dato che lui va a letto presto, questo non importa. Beh, questo sarebbe la cosa più importante. Penso che ci riposeremo bene qui. Comunque è bello.  Vi saluto tutti quanti fino ad Andreas e date presto vostre notizie.

1. La pensione “Isola del Sogno” già Villa Zehme, nei pressi dell’omonima isola, rimase aperta per poco tempo sul finire degli anni ’20. Ospitò tra gli altri il noto politico italiano Luigi Luzzati, innamorato della Val di Sogno.

2. Lichtenrade è un quartiere (Ortsteil) di Berlino, appartenente al distretto (Bezirk) di Tempelhof-Schöneberg.

Pensione “Isola del Sogno” già Villa Zehme (1926).

Malcesine 14. Maggio 1931

Mio caro ragazzo, è molto bello che il tuo compleanno cada nel giorno dell’Ascensione! Questo provocherà da voi un allegro trambusto per tutto il caro giorno e la sera credo che berrete un piccolo ponce sul balcone o sotto il pergolato. Vi vedo tutti e sono felice e vi saluto di tutto cuore. È così bello che tu ci abbia inviato le foto. Quanto diverso troveremo il bimbetto, Arne. E il dolce viso da ragazzo di Peter mentre si china sulla macchina. È bello che chi torna a casa troverà qualcosa di cui gioire così. Probabilmente Ottilie ha portato la valigia da viaggio. E anche una bella stampa? L’ultima domenica prima del viaggio, passeggiando lungo i Linden [Unter den Linden, “sotto i tigli”, arteria di Berlino], abbiamo visto delle stampe così belle che ne desiderammo una per voi.
«Cosa devo dirvi di questo posto? Dal punto di vista paesaggistico, è uno dei viaggi più belli, indescrivibilmente bello. Per esempio, apro la porta della mia stanza … e la finestra è proprio di fronte e aperta. Perciò apro la porta e l’intera finestra è completamente riempita d’azzurro. Azzurro, azzurro, azzurro. Oppure passa uno dei grandi barconi e dispiega le sue vele giallo ocra, allora tutta la cameretta è immersa in una luce gialla. La bellezza, si sa, non si può descrivere, ma è percepita solo da chi ha la fortuna di percepirla. Affiorano reminiscenze del lago di Ginevra, che però era più grandioso, e del lago Maggiore. A volte il lago è così pieno di onde che mugghiano come quelle del mare. Anche ieri, mentre passeggiavamo nel pomeriggio lungo la sponda verso Riva, a volte tra gli ulivi, a volte sui sassi bianchi (come a Fiascherino) e non c’era vento, l’acqua si infrangeva come sul mare nei giorni di calma. Che rotolare delle piccole onde, che gorgogliare tranquillo, che mormorio. È bello
Per il resto, stiamo entrambi imparando insieme a diventare più moderati nelle nostre pretese riguardo all’attività fisica. Ancora più moderati. Quando vedo i sentieri che portano sempre più in alto sulle montagne illuminate dal sole, sempre si risveglia l’antico desiderio. Un tempo eravamo in grado di soddisfarlo. Ora non fa più per noi. Né io né papà possiamo soddisfare il nostro desiderio, e in un certo senso è ancora una fortuna che uno non sia rimasto del tutto in gamba e l’altro sia invecchiato. Lo siamo entrambi. Ma quanto siamo fortunati a poter ancora vedere qui questo. Insieme. Sulla terrazza, che si trova sotto la mia finestra, ha preso posto a bere vino una comitiva di italiani che fa un chiasso incredibile. Automobilisti. Gente come quella di Kurfürstendamm, rumorosa e sfrontata. Ma non vivono a Berlino e quindi le loro grida sono divertenti. Bene, caro ragazzo, ti saluto ancora una volta» 

Lettere segnalate dallo storico dell’arte Flavio Arensi, traduzioni del professor Paolo Boccafoglio.


3. Fiascherino: nota località sul mar ligure nel comune di Lerici.

4. Kurfürstendam: è viale di Berlino ed è stato il principale luogo di incontro delle avanguardie intellettuali e artistiche berlinesi durante il primo trentennio del XX secolo.

L’Albergo Pensione “Italia” nel 1925.

Articolo pubblicato sulla rivista culturale n° 30 (2024) “El Gremal” del CTG di Brenzone sul Garda.


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